Gli studenti della nostra scuola hanno ripercorso le orme dei partigiani sulle montagne di Lecco e in città, riscoprendo un drammatico ma decisivo pezzo di storia.
Giovedì 16 aprile, le classi 5C e 5L dell’Istituto “Francesco Viganò” hanno partecipato a un’uscita didattica, nell’ambito del progetto “La Resistenza nel Meratese e nel Casatese”, sulle tracce dei partigiani lecchesi.
Accompagnati dagli esperti Angelo De Battista, ex dirigente scolastico e storico lecchese, e Mattia Silveri, guida ambientale ed escursionistica, fondatore dell’associazione “Sflow”, gli studenti hanno affrontato il sentiero che dalla funivia dei Piani d’Erna conduce a Campo de Boi.

Il percorso, di circa 6 km, è stato intervallato da cinque soste, che hanno offerto l’occasione per ricostruire altrettanti tasselli della lotta dei partigiani lecchesi contro i nazifascisti.

A rendere l’esperienza ancora più suggestiva è stato l’accompagnamento musicale, offerto da una delegazione del gruppo della scuola, che ha eseguito brani legati ai temi della libertà e del sacrificio. Federico, Arianna, Iris, Giacomo e Simone, con il supporto musicale e canoro dei prof. Claudio Contento e Rosario Pepe e dell’organettista Alberto Biffi, hanno animato la giornata, emozionando i partecipanti.

Per introdurre ogni brano, sono stati selezionati testi letterari quali, ad esempio, la lirica Uomo del mio tempo di Salvatore Quasimodo, un vero e proprio atto di accusa contro l’uomo, che, nonostante la tecnologia si sia evoluta, è rimasto fermo all’età della pietra, in balia del suo istinto di domino. Altri testi, tratti da romanzi neorealisti, come La Storia di Elsa Morante o Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino, passando per La casa in collina di Pavese o Il partigiano Johnny di Fenoglio, hanno consentito di riflettere su diversi aspetti della guerra civile che si è svolta in Italia tra il 1943 e il 1945. Si è parlato di Resistenza, quella fatta di fango, fame e scelte difficili, tutt’altro che retorica, in linea con la lettura che ne diede Italo Calvino, scrittore e partigiano, sottolineando che la libertà non è un regalo, ma il passo deciso di chi non smette di cercare la luce.

Lungo il sentiero sono risuonate le note di classici della Resistenza, quali Fischia il vento o Bella Ciao, diventato a diverse latitudini un emblema della lotta dell’uomo contro l’oppressione, intervallati da testi attuali come Non mi avete fatto niente di Ermal Meta e Fabrizio Moro o la recente Stella Stellina dello stesso Meta, che denunciano il sacrificio di civili inermi, compresi i bambini, che nonostante il dolore perdono la speranza.

Suggestive anche Il sentiero, ispirata all’omonimo romanzo di Calvino e la più recente Io volerò di Noemi, una canzone che suona come un inno alla vita.
La mattinata si è conclusa con la lettura del potente messaggio di Sandro Pertini, indimenticato presidente-partigiano della Repubblica che invita i ai giovani a non armare la mano, ma l’animo, scegliendo idee nobili per costruire il proprio avvenire.
Durante la bcamminata, gli esperti Angelo e Mattia hanno descritto la dura realtà dei partigiani, fatta di fame e stenti, ovviati dagli aiuti logistici provenienti dal Casatese. In questi boschi si consumarono vicende cruciali, come i rastrellamenti del 1944 ai danni dei partigiani e le missioni segrete degli agenti americani, paracadutati per raccogliere informazioni, alcuni dei quali trovarono rifugio a Lecco, prima di essere scoperti e catturati.

Nel pomeriggio, il percorso è proseguito secondo l’itinerario cittadino della Resistenza lecchese, guidati del professor Alberto Magni, ex docente e storico ANPI. Siamo partiti dalla casa di don Giovanni Ticozzi, partigiano e figura centrale del CLN clandestino, il quale incarna bene il legame tra cultura e democrazia. Magni ha spiegato come la Resistenza si muovesse tra le aule e i sentieri percorsi da figure come Guido Brugger, arrestato e deportato in Germania per aver guidato i prigionieri verso la Svizzera, e il giovane studente Alberto Picco, ucciso dai fascisti durante gli scontri per la liberazione.

Il percorso ha toccato i centri dell’occupazione nazifascista, come il tribunale e la sede della Banca Popolare, allora quartier generale tedesco e sede del GBA (Generalbevollmächtigter für den Arbeitseinsatz ovvero «plenipotenziario generale per l’impiego della manodopera»), l’ufficio da cui partivano i deportati verso i campi di lavoro e concentramento. Qui, a partire dai racconti sulla tipografia clandestina che stampava il giornale “Il Ribelle” e i dettagli sulla liberazione di Lecco, avvenuta il 26 aprile, gli studenti hanno compreso il valore strategico di Lecco nella lotta partigiana.

L’esperienza si è conclusa con una riflessione sul valore dell’istruzione: come pensato dai Padri costituenti, la democrazia necessita di persone istruite, che siano cittadini “in piedi” e padroni dei propri pensieri.

L’uscita didattica ci ha fatto capire che la memoria della Resistenza non consiste soltanto nel ricordare il passato, ma rappresenta un impegno concreto verso il presente e il futuro. Conoscere le vicende di chi ha lottato per la libertà e ripercorrerne le orme permette, infatti, di comprendere il valore reale dei diritti di cui oggi godiamo, evitando di darli per scontati «Perché la libertà non è un regalo, ma il passo deciso di chi, pur nel buio, non smette di cercare la luce» (Italo Calvino).
Shaaban Habiba, Giada Cagliani e Silvia Pilleri, 5 C
